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Il gruppo marmoreo del Gagini rappresentante l'Annunziata

Come si vede dai superiori contratti Antonio Gagini, sovraccarico di monumenti com’era in quei tempi ed onusto di gloria, non eseguì la “cona” così come era stato stabilito nei patti, e cioè larga metri 3,61 dell’uno estremo dei pilastri all’altro, ed alta metri 5,67 dalla parte inferiore del piedistallo sino al sommo della figura di Cristo. Scolpì una Annunciazione altrettanto pregevole, in finissimo marmo di Carrara, composta dalla Vergine Madre e da un Angelo, di appena due metri ognuna, l’una di faccia all’altra con nel centro un inginocchiatoio con un libro al di sopra. Eseguì, cioè, il gruppo così come altri ne aveva scolpito per le Chiese di Castroreale, di Erice, Monte San Giuliano ed altrove.

In un primo tempo era apparso il gruppo all’eminente studioso di Antonio Gagini, il prof. G. Di Marzo, opera dei figli del grande Maestro; ma poi si ricredette e dopo una più attenta osservazione ed un più scrupoloso esame, ebbe a scrivere:

“E’ il consueto modo con che il nostro Scultore fu solito disporre la composizione di tal soggetto, siccome appunto fece altrove; e ben corrisponde per altro all'ingenua ed incomparabile indole del suo stile quella figura soavissima della Vergine, soprattutto per quel fare stupendo di verità e di bellezza che è di lui così proprio e che più che altrove rivelasi in quella nell’ammirabile espressione del volto. Pudibonda per istinto, non ha essa quella convenzionale modestia che deriva dalla conoscenza del male, non è agitata neanco da un’ombra di umane passioni e non pertanto è umana nel suo più alto significato. Chiuda - mi scrive un egregio uomo di lettere, il prof. Serafino Amabile Guastella - la casta ignoranza di una bambina entro una forma divinamente bella di giovinetta a vent’anni, ed avrà l’Annunziata del Carmine in Modica. Sembra quindi sia ivi da riconoscere il genio dell’insigne artefice che sceglie, siccome è solito, il fior dell’umana bellezza per formare una bellezza divina. Per la qual cosa stimo probabile che non avendo egli più scolpito la “cona” contrattata per la Chiesa di quel Convento, vi abbia invece fatto quest’altra sua opera dell’Annunciazione a sconto del danaro ricevuto”.