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Il rosone del Carmine del 1400 è sopravvissuto al catastrofico terremoto del 1693.

 

Descriviamo brevemente le principali chiese di Modica, ma altre decine ne esistono sparse nella città ricche di capolavori e di storia.

EDIFICI RELIGIOSI

(maggiori descrizioni all'interno delle sottopagine che si aprono cliccando sulle foto)

Duomo di S. Giorgio

Chiesa Madre di S. Pietro

Chiesa di S. Maria di Betlem
S. Giovanni Evangelista Il Carmine o dell'Annunziata Santuario Madonna delle Grazie
Chiesa rupestre S. Nicolò inferiore S. Domenico o del Rosario Chiesa del Gesù  e convento

 

 

DUOMO DI SAN GIORGIO

Un giro per la città dalle quasi cento chiese non può non partire dall’imponente e maestosa Chiesa Madre dedicata a San Giorgio, che si erge in cima ad una solenne scalinata di 250 gradini, nella quale c’è chi ha voluto vedere il simbolo della sofferta e faticosa ascesa dell’uomo al mondo dello spirito. Fu costruita a più riprese tra il 1643 e il 1738 sul luogo che aveva già visto, secoli prima, il sorgere di altre costruzioni dedicate a San Giorgio.

La facciata è ricurva, scandita nella zona centrale da vari ordini di colonne aggettanti. Essa esprime tutta la solennità e la magnificenza del barocco siciliano. L’interno è a croce latina ed a cinque navate. Le 22 colonne disposte in quattro ordini, sono in pietra forte levigata a marmo. Lo stile dei pregevoli capitelli è quello corinzio.

La cupola alta ben 36 metri, con le sue otto finestre, inonda di luce il transetto e l’altare maggiore.

Stucchi e decorazioni danno solennità all’ambiente, come nel caso della cupola stessa. Anche le pareti dell’altare maggiore sono vivacizzate da due bassorilievi raffiguranti Gesù e la Samaritana e Gesù nell’orto del palazzolese Sebastiano Giuliano.

Nel 1884 il matematico Armando Perini traccia sul pavimento del transetto, sagomandola con grande ingegnosità, una meridiana solare, stabilendo anche le coordinate della Chiesa, rispetto alla Basilica Vaticana. Una ellittica, intarsiata con marmi colorati, porta i dodici mesi dell’anno con i segni dello zodiaco. Un raggio di sole, entrando da uno gnomone, passa sull’ellittica segnando così il mezzogiorno locale, che è meno di un minuto circa di quello nazionale.

Fra i tesori d’arte della Chiesa c’è un polittico del XVI secolo attribuito a Girolamo Alibrandi. Le nove pale intarsiate sul legno, sono sormontate da una lunetta centrale rappresentante l’Altissimo e poi ancora scene della Pentecoste, la Resurrezione, l’Ascensione, l’Epifania, la Presentazione di Gesù al tempio, la Disputa coi Dottori, San Giorgio, San Martino.

La ‘Santa Cassa’, è una bella opera di oreficeria siciliana. Prezioso anche l’altare, ricoperto d’argento finissimo, con scene delle gesta di S. Giorgio, la cui statua equestre ogni anno viene portata in trionfo per la città.

Infine, il grandioso organo, finemente scolpito in legno e decorato con porcellana e oro. Costruito a Bergamo nel 1888 dal maestro organaro Casimiro Allieri, con la partecipazione dell’allor giovane modicano Michele Polizzi, è composto da quattro tastiere, ottanta registri, cinquemila canne.

 

 

CHIESA MADRE DI SAN PIETRO

L’attuale imponente Duomo di S. Pietro Apostolo, a metà del Corso Umberto I, venne edificato intorno al 1350-60.

Distrutta in parte dal terremoto del 1613, venne subito restaurata; difatti nell’attuale sacrista resiste il cupolino d’una Cappella gentilizia ed i superstiti capitelli dei pilastri di sostegno, con la data 1620, ma il susseguente terremoto del 1693 la demolì completamente. Venne ricostruita ai primi del 1750.

La Chiesa: a tre navate. Il prospetto, di stile settecentesco ricalca i primi, motivi neo-classici delle costruzioni religiose del tempo pur presentando quella decorazione barocca dalla quale gli artigiani locali non vollero allontanarsi, ritenendola più che pregevole ai fini ornamentali, specie nella costruzione di edifici religiosi.

La facciata è sobria, elegante; non ha nulla che sia superfluo o qualcosa che le manchi in tutta la sua contenuta massa architettonica. L’ornamentazione non è esageratamente pomposa, né sono evidenti od eccessive le sporgenze o le rientranze proprie del barocco.

L’interno è a tre navate, ricavate da quattordici poderose colonne dai magnifici corinzi capitelli; in fondo, a sinistra, la vecchia sacristia dalle volte a costoloni e coi resti dei primitivi magnifici stucchi di gesso, unico plesso superstite della Chiesa originaria.

ICONOGRAFIA: prima navata, a destra entrando: nel primo Altare un buon dipinto di Ignoto, raffigurante le “Anime nel Purgatorio”; segue una Cappella con quattro Altari di cui:

nel primo: una statua lignea di S. Biagio, nel secondo un dipinto raffigurante “S. Liborio e S. Leonardo di Porto Maurizio”, nel terzo la “Madonna delle Grazie”, tela del modicano Raimondo Zaccaria, eseguita nel 1860, ove è riprodotto l’antico “loggiato” del Santuario di S. Maria delle Grazie; sull’alto della tela la copia del prodigioso quadro rinvenuto nel cespuglio di Monserrato ; indi, nel quarto Altare, in una nicchia, la marmorea Madonna di Trapani, in questa Chiesa trasportata allorquando venne chiusa al culto la Chiesa di S. Maria di Trapani nell’omonima contrada, a due chilometri da Modica

Altare del Sacro Cuore con il gruppo statuario di N. S. Signore e S. Maria Alacoque; indi l’altare con il famosissimo gruppo statuario di S. Pietro e il paralitico, capolavoro del grande scultore palermitano Paolo Civiletti, eseguito nel 1893. Questo grandioso gruppo scultoreo del più alto esponente, nella scultura, della tendenza veristica siciliana dell’ottocento, rappresenta l’opera, dopo la Madonna marmorea, più altamente e veramente artistica del grandioso Duomo.

Segue l’Altare con il famoso Crocifisso dell’artista in plastica modicano S. Ammatuna; indi, a fondo navata, l’artistica a splendida Cappella del SS. Sacramento.

terza navata, a sinistra entrando: Fonte battesimale: indi Cappella con quattro Altari di cui il primo è un Reliquario, il secondo un pregevole dipinto raffigurante Gesù che consegna le chiavi a S. Pietro di Ignoto, il terzo con il dipinto originale del Transito di S. Giuseppe, di Ignoto, magnifica tela di scuola siciliana del seicento e di cui due copie sono una a S. Maria della Catena e l’altra a S. Giovanni Evangelista; nel quarto una Custodia. Anche questa Cappella ha decorazioni e stucchi barocchi.

Altare Maggiore, fondo navata centrale: tutto l’Altare è di pregevole marmo e su di esso spicca la magnifica statua della Addolorata, opera del già citato artista in plastica modicano Ammatuna; nelle due nicchie ai lati le bellissime statue di S. Pietro e di S. Paolo. L’abside, a volta concava, risulta da quattro finissime colonne ioniche binate con capitelli dello stesso stile, ed ancora da altre due consimili all’apertura della nicchia.

Il pavimento è un intarsio di pietre nere con marmi colorati, a decorazione musive: venne fatto nel 1871.

Il monumentale Organo, opera dei modicani fratelli Polizzi, poggia sulla parete interna di tutta la prima nave e sulle rispettive colonne - delle quali si intravedono di alcune ancora i vecchi corinzi capitelli della primitiva Chiesa - risultando rimpetto all’Altare centrale.

 

 

SANTA MARIA DI BETLEM

Della Chiesa di S. Maria di Betlem solo il campanile porta la data 1897. Per il resto il prospetto è barocco a due ordini con tre portali in quello inferiore. Edificata intorno al 1400 ha subito diversi rimaneggiamenti.

 La chiesa racchiude al suo interno uno dei pochi esempi architettonici sopravvissuti al sisma del 1693. Si tratta della Cappella del Sacramento detta dei Cabrera, un portale in stile tardo‑gotico.

Questo portale, del XIV secolo ha un magnifico arco ogivale.

Fastosissimi gli intagli: ghirigori, capricciosi frastagli, motivi vegetali, bizzarre figure emblematiche, teste di uomini e di animali, fantastiche e grottesche.

Eccezionale all'interno è il Presepe in ceramica di Caltagirone, eseguito da Giuseppe Bongiovanni Vaccaro nel 1882. I personaggi sono vestiti coi tipici costumi della Contea Modica, mentre il progetto e la scenografia sono dovuti a Frate Benedetto Papale.

Infine una nota folkloristico‑religiosa: la festa della Madonna Vasa‑vasa: la mattina di Pasqua escono dalla chiesa la statua del Cristo Risorto e quella della Madonna: entrambe girano per la città alla ricerca l'uno dell'altra.

Di grande emotività il finale: la statua della Madonna lascia andare il manto nero da cui volano delle colombe e, correndo incontro al Figlio, si china a baciarlo sul costato.

 

 

SAN GIOVANNI EVANGELISTA (Modica Alta)

Stando alle uniche notizie del Carrafa, circa la onomastica e la ubicazione delle Chiese sorte su questa più alta collina di Modica, prima piazza d’incontro alle genti che anticamente venivano dal nord, sullo stesso sito sorse primieramente uno dei sei Monasteri fondati da San Gregorio Magno, intorno al 600 dopo Cristo (v. Chiesa e Monastero di S. Gregorio). Fondato il pio ospizio vi sorse subito una Chiesa dedicata a San Pietro, la quale, venuto Ruggero a Modica, venne data alla “famiglia Benedettina”, avendovi tale famiglia già un Monastero, e vi venne aggiunto un altro fabbricato, un Ospizio detto della Carità e dell’Elemosina sotto il titolo dei Santissimi Innocenti.

La piccola Chiesa venne trasformata in un’altra più vasta che venne dedicata a San Giovanni Evangelista. Già sappiamo d’una prima distruzione avvenuta nel 1454; i terremoti del 1631 e del 1693 compirono il resto; ma molto rimase degli antichi fabbricati religiosi, almeno quei ruderi di pietra, i dipinti ed altre vestigia, documenti che ci hanno consentito tale congetturale ricostruzione. Basti fra i tanti elementi superstiti accennare al gruppo statuario dell’Addolorata, il cui culto risale al 1200, sino ai primi dell’800 conservato nella cripta sotterranea della Chiesa, poi trasportato nell’ultima Cappella della navata a destra entrando, con l’aggiunta del Redentore moribondo, sulla Croce, opera dello scultore modicano Salvatore Ammatuna. Altro documento ci vien dato da una campana fusa nel 1550, che porta incise le immagini di S. Pietro e di S. Giovanni .

ICONOGRAFIA essenziale:

L’ampia gradinata riporta ventisei pilastri per statue, di cui ne restano sole tre, la migliore S. Michele, statue elaborate da artigiani locali. Il Campanile, alto 449 metri s.l.m., è il punto più alto di Modica.

Interno: all’ingresso pronao interno su archi a pieno sesto.

Navata di sinistra entrando: Fonte battesimale, con scultura rappresentante S. Giovanni che battezza Gesù, opera egregia dello scultore palazzolese Sebastiano Giuliana.

Quarto Altare: Transito di San Giuseppe, dipinto originale di cui una copia si trova a S. Pietro ed un’altra a S. Maria della Catena. La tela ha bisogno di un urgente restauro. La pittura, d’Ignoto, si riallaccia alla scuola siciliana del seicento; ben trattate tutte le figure, armoniosi i panneggi, naturalissima l’espressione dei personaggi; molto curati i dettagli.

Ultimo altare: Cappella di San Giovanni: pregevole ed armonioso insieme di stucchi rilevati, opera del menzionato scultore palazzolese Sebastiano Giuliana; lo stile classico rifulge in tutti gli elaborati e soprattutto nei due stupendi angeli che sovrastano il tronetto. Nella nicchia la stupenda statua di San Giovanni, ornata dagli ori donati dai fedeli. Sotto, sul piano dell’altare, una Cena, stupendo intarsio su noce, opera dell’accennato Giuliana.

Cappella centrale: grandioso e scenografico dipinto di San Giovanni Evangelista di Ignoto.

Navata a sinistra, entrando: prima altare: copia di S. Maria delle Milizie il cui originale, di scuola fiamminga, si trova a S. Maria delle Milizie nella vicinissima Scicli, datata 1786.

Ultimo altare Cappella dell’Addolorata - il gruppo statuario, opera tra le più insigni dell’epoca; è nella nicchia che resta coperta da un pregevolissimo dipinto mobile e del tutto rovinato, raffigurante la Deposizione, tela dei primi del seicento d’Ignoto.

In Sacristia: in fondo, a sinistra, entrando una Acquasantiera, scultura settecentesca su pietra nera, interessante per la ricca ornamentazione.

Nel terzo altare, entrando a sinistra, una squisita e mistica Santa Teresa. Ottima pure, nel secondo altare a destra, una arcaica Sacra Famiglia d’Ignoto.

Cappelle: fondo navata di destra una buona statua di Gesù: nel catino due magnifici bassorilievi raffiguranti la “Cena” e la “Moltiplicazione dei Pani”;

Fondo navata di sinistra il gruppo Statuario della Madonna del SS. Rosario: nel catino due bellissimi Angeli; i bassorilievi dell’una e dell’altra Cappella sono dell’artista Sebastiano Giuliana.

 

CHIESA DEL CARMINE o dell'Annunziata

La costruzione di questo che fu un imponente plesso religioso, risale al 1250-60 epoca che coincide con la venuta in Sicilia dei “Carmelitani”, allorquando i religiosi di quest’ordine furono cacciati dalla Palestina, terra in cui avevano instaurato il culto di Maria, vivendo da eremiti sul Monte Carmelo

Pareti, mura ed archi si presentano con conci rettangolari ed i pilastri di forma quadrata; nessuna vestigia di colonne che pure dovevano esserci, prima del terremoto del 1693, a sostegno degli archi; ma i pilastri di rinforzo esterni, ancora in parte visibili da via S. Paolo, ci informano che la volta dovette esser semplice o, molto probabilmente, a matroneo nelle navate laterali. L’illuminazione interna avveniva per mezzo della finestra a ruota, che dava luce solo alla navata di centro. La cripta, come nel periodo romanico, è sotto il pavimento della Chiesa, verso il transetto e le cappelle laterali di fondo.

ICONOGRAFIA: Entrando a sinistra, in un altare concavo; c’è la famosa “cona” o gruppo scultoreo gaginiano, opera tra le più preziose del nostro patrimonio artistico. Il gruppo è opera del grande scultore siciliano Antonio Gagini.

PALA di SANT’ALBERTO E’ la sola figura del Santo - m. 2,50 x 1,50 - Dipinto tra i più interessanti fra quelli chiesastici modicani e che è attribuito al grande pittore siciliano Antonello il Panormita, allo stesso probabilmente commesso dagli stessi Frati che a Palermo contrattarono la “cona” con il Gagini. La maniera e lo stile, i colori ed il disegno di questa pregevolissima pittura su legno, hanno molti punti di riferimento con altre opere di Antonello il Panormita conservate a Siracusa.

 

 

SANTUARIO MADONNA DELLE GRAZIE

1615. Siamo nel mese mariano. In quei giorni la gente che stava rimpetto a Monteserrato - il monte che cinge, come un baluardo primordiale, a sud-est la città di Modica - vedeva al crepuscolo, fra gli spinosi roveti sulle falde della montagna, ripetersi sempre alla stessa ora, una grande fiamma. La fiamma dei cespugli poi d’improvviso si spegneva.

Ed ecco che il 4 maggio di quell’anno la folla stupita, quella che abitava nei tuguri dei primitivi quartieri di Sant’Anna, di Santa Maria alla Scala, dell’Olivella, dell’Itria, decide di correre verso il sito dove la “fiamma” appariva e si spegneva alla stessa ora. La gente in pellegrinaggio attraversa l’antico alveo, sale per l’erto pendio e là dove c’era il cespuglio, il bossolo sempreverde pur sempre infiammato, fra le divelte stoppie non arse dal fuoco che pure c’era ogni sera, trova la Sacra Immagine della Madonna, dipinta su una tavoletta d’ardesia, un quadretto dalle dimensioni quasi di ottanta centimetri per cinquanta, raffigurante la Madonna col Bambino poggiato sul divino petto.

Accolta l’Immagine come un dono celeste - si disse, allora, che a deporre il dipinto su ardesia nel cespuglio fosse stato un eremita ignoto - il primo pensiero dei devoti, fu quello d’innalzare un Santuario nello stesso sito dove si era rinvenuta la miracolosa tavola.

Prospetto: non completato e sprovvisto, nelle nicchie, delle rituali statue. E’ uno dei magnifici esempi dell’arte dei primi del settecento siciliano. L’ampio piazzale che si distende rimpetto all’ingresso era anticamente formato da un grande loggiato. Tale loggiato venne distrutto allorquando il “piano” venne adibito a Piazza d’Armi, dai primi dell’ottocento sino al 1880.

ICONOGRAFIA essenziale: Altare Maggiore - In muratura, con rivestimenti marmorei; vi si conserva, in apposita custodia, la Sacra Immagine, il miracoloso quadro di ardesia rinvenuto nel cespuglio di bossi.

Presbiterio: Nel primo riquadro affresco della SS. Trinità e di Maria Santissima: nel secondo riquadro una panoramica di Modica, dove è visibile l’antico spiazzale della Chiesa con gli archi del portico esterno; nel cielo, splendente, la Madonna delle Grazie e la didascalia: “Ecco, o Modica la Madre tua”.

Soffitto: nella cupola quattro grandi profeti del Vecchio Testamento ed i quattro Evangelisti - sulla navata centrale: scenografica di tre donne del Vecchio Testamento, Sisara, Ester e Giuditta, simboli della Vergine Santissima. Questi affreschi sono del pittore chiaramontano Giuseppe Cutello, ottocentista, restaurati sul finire del secolo dal modicano Bartolo Sisino. Dipinti: Sposalizio di San Giuseppe e Maria Santissima, San Raimondo Nonnato, San Vito, di cui si conserva nella Chiesa una preziosa reliqua; San Giuseppe nell’ora del transito, pregevole tela d’Ignoto, Apparizione della Madonna a S. Pietro Nolasco, fondatore dell’Ordine della Mercede, da considerarsi il miglior dipinto, d’Ignoto, la Vergine Santissima nell’atto di concedere lo scapolare a S. Pietro Nolasco in primo piano della scena il Re d’Aragona, Giacomo I e S. Raimondo di Penafort, sul fondo putti ed angeli, altro pregevole dipinto d’Ignoto; Apparizione della Madonna a S. Pietro Pascazio e la Beata Marianna di Gesù.

 

 

CHIESA RUPESTRE S. NICOLO' INFERIORE

      Nel 1987, nel cuore del centro urbano di Modica, in via Grimaldi n. 89, il compianto Prof. Duccio Belgiorno scoprì casualmente una grotta artificiale sulle cui pareti si intravvedevano tracce di intonaco dipinto. La scoperta fu segnalata alla Soprintendenza Archeologica di Siracusa che avviò una serie di indagini. Si evidenziarono subito una serie di sovrapposizioni edilizie, dai seicento al secolo scorso, che avevano obliterato l'esistenza di una vera e propria chiesetta rupestre.

La chiesa rupestre doveva essere intitolata a S. Nicola.

    "La chiesetta rupestre di S. Nicolò inferiore di Modica rappresenta per l'impianto architettonico, per i cicli pittorici, per i tipi iconografici, per le complesse trasformazioni e per il tipo di culto nella storia religiosa e urbanistica della città di Modica un unicum nel panorama della Sicilia medievale." (G. Di Stefano)

 

 

S. DOMENICO o del ROSARIO

La Chiesa, dedicata a S. Maria del Rosario e, per ciò detta di San Domenico, e l’attiguo Convento dei PP. Domenicani, vennero eretti nel 1361.

La primitiva Chiesa venne distrutta dal terremoto del 1613 e, sullo stesso sito, venne riedificata nel 1678, senza che subisse ulteriori danni nel susseguente terremoto del 1693. L’odierno prospetto, barocco siciliano, è quello dell’ultima riedificazione: un barocco squisitamente isolano, dove, piuttosto che la pomposità architettonica delle linee, si ammira una certa severità neo classica che consente le postume lodi ai bravi maestri costruttori del tempo.

Sopra la porta d’ingresso grandioso è lo stemma domenicano che sovrasta l’ampio arco d’entrata: il trofeo è sormontato dal Triregno e rappresenta un notevole esempio dell’architettura settecentesca modicana. Sulla facciata si aprono quattro nicchie, elaborate con gusto dove si ammirano quattro statue di pietra, due delle quali raffigurano San Domenico e San Vincenzo Ferreri.

Dell’attiguo Convento, ora interamente trasformato quale sede della Civica Amministrazione, si ammira il maestoso cortile formato da diciotto poderosi pilastri di sostegno agli altrettanti archi a pieno sesto. Un tempo in quello che è ora il “cortile” vi era la “silva” conventuale. In fondo, a sinistra entrando, a piano terra dei vecchi plessi del Convento e della Chiesa, una indecifrabile e rovinata lapide di pietra, con fregi ed ornamentazioni indica la sottostante cripta: un vano sotterraneo che presenta tuttavia tracce di affreschi.

ICONOGRAFIA essenziale:

Chiesa ad  una navata, con soffitto a botti ornato da pregevoli stucchi settecenteschi eseguiti dall’artista modicano Gianforma. Negli intermezzi degli altari pannelli riproducenti la vita di San Domenico negli episodi più importanti.

Nel terzo altare, entrando a destra, la grandiosa scenografica tavola della Madonna del Rosario, opera tra le migliori del secentista Vincenzo Aniemolo, conosciuto come “Vincenzo da Pavia”, detto pure “Vincenzo il Romano”, considerato uno dei più celebri pittori siciliani, morto a Palermo nel 1557.

La “Madonna del Rosario”, la cui istituzione e devozione è compresa nel testamento spirituale del grande Santo fondatore dell’ordine dei Domenicani, è trattata con mirabile disegno e con stupendo colore, così San Domenico, a destra, l’altro Domenicano a sinistra e tutte le altre figure di primo piano. La “pala” porta in fondo la sigla: “VJNDS/JSG”, incompleta; il dipinto venne eseguito intorno al 1535-40.

La scena comprende didascalicamente la Beata Vergine del Rosario mentre distribuisce le corone a San Domenico ad un altro Domenicano, probabilmente Giordano di Sassonia, secondo Maestro dell’Ordine, a Sant’Agata, figura a destra, e a Santa Lucia, figura a sinistra. In basso, verso il fondo, si svolge una solenne processione seguita da un Vescovo con baldacchino e croce; il Prelato distribuisce le corone ai soldati bene armati, pronti a partire per la guerra. Le aquile bicipiti che hanno i soldati, lasciano supporre che il dipinto sia stato eseguito ai tempi della organizzazione della flotta del Mediterraneo per la lotta contro i barbareschi. Lungo la cornice del polittico, comprendente gli accennati ventidue riquadri, sono rappresentati i quindici Misteri del Rosario, oltre agli episodi già menzionati.

Sull’Altare centrale il gruppo statuario della Madonna del Rosario; ai lati dell’altare due angeli marmorei, espressivi e ben scolpiti.

A sinistra, dall’entrata centrale, nel terzo altare una tela raffigurante “ L’apparizione di San Domenico”, dipinto eseguito nel 1533 da Giuseppe Reati, uno tra i buoni pittori siciliani del tempo. Questa tela raffigura l’apoteosi di San Domenico.

 

 

S. MARIA DEL GESU' e attiguo convento

La Chiesa, di cui restano il “portale”, una navata coeva all’edificazione con alcuni semidistrutti altari, ed il campanile ad ordini, ed il Convento di cui resta il magnifico e quasi distrutto Chiostro, rappresentano dal punto di vista artistico le più interessanti e monumentali opere architettoniche cinquecentesche che ancora resistono a Modica.

La Chiesa: edificata nell’epoca del massimo splendore dell’architettura arabo-normanna, dovette, alla sua origine, incantare per la magnificenza dello stile. Il terremoto del 1613 distrusse le navata centrale, tanto che sulle restanti ogive si sovrapposero archi a pieno sesto, uno dei quali reca la data del 1625. Il susseguente terremoto del 1693 distrusse tutto il tetto, lasciando, tra lo sfasciume dell’interno, intatte le pareti delle navate e, quasi salva, tutta la navata di destra, ove ancora si ammirano le ogive degli altari primitivi. Esattamente in queste vestigia di altari si riscontrano ancora - e speriamo che resistano alle furie del tempo ed alla negligenza dei molti alcune tracce di affreschi.

Il Convento ed il Chiostro: del Convento nulla possiamo accennare in quanto, essendo ridotto a Carcere, sin dal 1865! non ci è stato possibile alcuna ricostruzione o descrizione.

Intorno alla Chiesa ed al Convento vi era la grandiosa Piazza di S. Maria del Gesù e vi si accedeva da un lungo viale che, ai lati, era ornato da statue di Santi e di Frati dell’Ordine; di tali statue ne restano appena due, una della quali con la testa mozzata le restanti caddero durante il terremoto del 1693. Filippo Renda, che aggiunse alcune “note” al “Prospetto” del Carrafa, dice che queste statue poste all’ingresso erano “immagini a gruppi di Santi Monaci e dell’Ordine Serafico”. Sui pilastri o plinti di sostegno erano scolpiti dei versi religiosi, autore il famoso Padre Vincenzo Ragusa, il grande Eroe del famoso terremoto del 1693.

(Testi di Piergiorgio Barone"Barocco a Modica" , Enzo Cavallo Edizioni - F.L. Belgiorno "Modica e le sue chiese" - G. Di Stefano "La chiesetta rupestre di S. Nicolò inferiore a Modica) (Foto A. Petralia e P. Oddo)